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L'ufficio in una "nuvola"
Cloud computing
L'ufficio in una "nuvola"
Si moltiplicano le soluzioni che consentono di portare applicazioni, file e documenti in "the cloud".
23 Marzo 2010

La smaterializzazione di documenti, attrezzature e uffici resa possibile dai progressi dei dispositivi di memorizzazione, dei PC e della rete procede rapidamente verso scenari che solo pochi anni fa sarebbero sembrati quasi fantascientifici.

Dapprima si iniziò con la metafora del “paperless office”: grazie a scanner e a memorie di massa capaci, diventava possibile acquisire ed archiviare i documenti cartacei esistenti per poi accantonarli o eliminarli del tutto. Risolto così il problema dei documenti cartacei preesistenti, fax virtuali e posta elettronica permettevano poi di evitare che si generassero nuovi incartamenti, mantenendo in formato unicamente elettronico fin dall'origine la corrispondenza ordinaria.

Per quanto riguarda la contrattualistica e le comunicazioni ufficiali con valore vincolante, c'è voluta la Posta Elettronica Certificata (PEC) con la relativa normativa (regolatoria e cogente) prima che i professionisti, gli studi e le aziende potessero, anzi dovessero, avvalersi di questo strumento per tali tipi di comunicazioni. Eliminata la carta, il passo successivo era quello di alleggerire i professionisti in viaggio rendendo superfluo, in molti casi, portare con sé il personal computer. E così abbiamo assistito da un lato a una miniaturizzazione, grazie al passaggio dai laptop a smartphone sempre più “smart”, sempre più potenti e permanentemente connessi; dall'altro, a una vera e propria eliminazione del PC, grazie alle ben note soluzioni per installare su un banale pen drive l'intero ambiente operativo, con tanto di sistema operativo, applicazioni e dati, utilizzabile su qualsiasi computer di un internet cafè, sala d'attesa d'albergo o PC noleggiato. In pratica, tutto il necessario per la propria attività professionale (quantomeno quella da svolgere in trasferta) veniva “liofilizzato” in un minuscolo dispositivo di memorizzazione USB, leggero e a prova di urti. Quanto agli smarrimenti, i due problemi fondamentali, ossia la privacy e il recupero dei dati, vengono risolti, rispettivamente, con la crittografazione e con il backup online su server web dei dati del pen drive.

Insomma, a condizione di essersi organizzati opportunamente, è possibile un rapido recupero dell'operatività qualora il pendrive vada perso o venga sottratto. Avendo a disposizione un'immagine di applicazioni e sistema operativo (archiviata in sede o addirittura, se composta di applicazioni standard da ufficio, scaricabile online da siti come PortableApps.com) e un account per il backup online dei dati (come Windows Live Workspace, DropBox o altri), è insomma facile ricostituire l'ambiente software su un nuovo pen drive e riprendere il lavoro. Ma grazie alla continua crescita dei servizi online è possibile liberarsi anche di quest'ultima noia.

Non serve più preparare e configurare un pendrive, portarlo con sé e organizzare una sorta di “disaster recovery plan” nel caso di suo smarrimento o malfunzionamento.
Se spostiamo su web tutto quello che ci serve (dati, applicazioni e ambiente operativo), tutto quello che dobbiamo portare con noi è una password di accesso al servizio.
Si tratta dell'ultima frontiera della smaterializzazione.

Una versione parziale di questo paradigma è rappresentata dalle suite di applicativi online, come Google Docs o Zoho. In questo caso, a girare nel browser sono, di volta in volta, i singoli applicativi, con qualche possibilità più o meno facile di condividere i dati fra l'uno e l'altro, e di navigare da un programma all'altro come pagine web (o come schede di una singola finestra web). Manca però, in questi esempi, una vera metafora di lavoro desktop simulata all'interno del browser. Per raggiungere questo livello di simulazione esistono soluzioni di classe enterprise, come la virtualizzazione vera e propria con accesso remoto, ma esistono anche proposte più accessibili, che simulano, più che virtualizzare, un desktop PC classico. In questi sistemi le applicazioni non sono quelle standard, ma delle versioni che le simulano parzialmente con tecnologia web.

Le immancabili restrizioni funzionali sono in parte compensate dalla estrema facilità d'uso e dal costo nullo per l'utilizzo dei servizi. Tre esempi sono G.Ho.St, eyeOS e iCloud.

“Simulare” il desktop

G.Ho.St
Gratuitamente, previa semplice registrazione al servizio (http://g.ho.st/) che si completa in mezzo minuto senza neppure subire fastidiosi “interrogatori” o questionari, si ha diritto a un desktop virtuale accessibile da qualunque browser, con un hard disk da 3 GB (il cosiddetto G.Ho.St drive), una nuova casella di posta personale da 3GB (all'indirizzo @g.ho.st) e numerose applicazioni preinstallate.

Il tutto può essere usato da qualunque web browser recente, purché provvisto del plug-in Flash. Le applicazioni in esecuzione nel desktop virtuale “vedono” le stampanti o le periferiche audio del PC da cui si accede.

Una volta effettuata la registrazione, le funzionalità che troviamo preinstallate sul desktop virtuale già al primo accesso comprendono dei semplici elaboratori testi, fogli elettronici e presentazioni (Zoho Writer, Zoho Sheet e Zoho Show); accessi facilitati ai principali motori di ricerca e sistemi di cartografia web based; piccole utilità per il desktop come calcolatrice, orologio, meteo o foglietti promemoria; accesso alla mailbox di G.ho.st (con possibilità di monitorare centralmente anche i propri altri account di posta); accesso ad alcuni sistemi di instant messaging, fra cui Yahoo!IM, Meebo (multiprotocollo, copre fra gli altri MSN, AIM e MySpace) e Twitter. È anche disponibile un efficace browser che gira all'interno del proprio web browser; molti siti (anche complessi e con impiego di Flash) possono essere aperti con questo strumento, anche se appare più sensato ed efficiente, per navigare con le migliori prestazioni e con piena compatibilità, usare direttamente il browser “esterno” e non quello virtualizzato; il vantaggio di usare quest'ultimo, invece, sta nel fatto che bookmark e cookie rimarranno memorizzati nel virtual desktop, e risulteranno quindi sempre persistenti e accessibili a qualunque futuro collegamento. Sono anche preimpostati diversi RSS feed per notizie, musica e discussioni.

Per quanto riguarda lo storage, oltre al G.ho.st drive già menzionato, dal Virtual desktop è anche possibile accedere al proprio GoogleDocs drive se si dispone di un account Google Docs. Ed è facile trasferire file da e verso il proprio PC: è innanzitutto disponibile un normale accesso FTP alla propria area di disco, ma sono anche disponibili scorciatoie per comandare l'upload di un file direttamente dalla finestra del desktop virtuale equivalente al Risorse del Computer di Windows, nonché uno strumento (ancora in beta) per sincronizzare i contenuti di Windows o di un Mac con quelli di G.Ho.st. Tutte le applicazioni disponibili sono costantemente aggiornate e non c'è alcuna azione amministrativa da compiere per mantenere efficiente il sistema. In effetti, funzioni come “Installazione applicazioni” o “deframmentazione disco” o “backup disco” nel pannello di controllo di G.ho.st non esistono neppure!

Il limite generale di questo sistema è che sul desktop virtuale non si possono eseguire applicazioni Windows native, ma soltanto applicazioni web-based, che in diversi casi risultano molto più povere di funzionalità rispetto a quelle abituali. Questo risulta piuttosto evidente specie nel caso del word processor. Ma le funzioni di base realmente indispensabili ci sono. E se tutto quello che occorre è prendere annotazioni semplici e moderatamente formattate, ZoHo writer può certamente competere con uno strumento come Windows Write (mentre Word rimane ben lontano e del resto non ha senso un confronto). Considerazioni analoghe varrebbero per foglio elettronico, software di presentazione o altro.

Non mancano dei difetti di gioventù che sicuramente saranno risolti col tempo; per esempio, accedendo con Google Chrome, ci è capitato che a fine sessione, una volta usciti dal desktop virtuale, il plugin Flash del browser sia andato in crash.

EyeOS
EyeOS si definisce come il web desktop del cloud computing open source. Tutto l'ambiente gira all'interno di un browser. È possibile utilizzare il sistema con un account online e gratuito, ottenibile con formalità pressoché nulle dall'indirizzo eyeos.info, dopodiché l'ambiente è immediatamente pronto per l'uso.

Gli sviluppatori del sistema ne sottolineano, giustamente, la perfetta idoneità come strumento didattico a costo irrisorio in università e scuole, dove può non soltanto mettere a disposizione un ottimo ambiente per familiarizzarsi con le applicazioni desktop, ma anche favorire molto efficacemente il lavoro di gruppo e la comunicazione intra ed extrascolastica. Addirittura, è possibile profilare il sistema in modo appropriato per le diverse fasce d'età degli studenti, ed esiste un profilo specifico anche per i docenti che dispongono di strumenti per la condivisione di documenti o testi per esami. Installare un server dimensionato per 300 studenti simultanei comporta un investimento di appena 1.900 euro, poco più di 6 euro a utente. Proposte per equipaggiare intere istituzioni della pubblica amministrazione sono da valutare caso per caso, ma anche in questo caso l'opportunità di risparmio è evidente.

Oltre a essere un servizio di web desktop virtuale pronto all'uso, eyeOS si considera una piattaforma per lo sviluppo di web applications. E, infatti, è disponibile ampia documentazione per chi fosse interessato a contribuire o a sviluppare la propria applicazione da far girare in questo ambiente. L'interfaccia di programmazione è basata su un toolkit open source pubblicato sul sito del produttore. La tecnologia di base impiegata è PHP-AJAX client-server, perfettamente in linea con le tendenze del Web 2.0. L'architettura di sistema operativo è altrettanto moderna e prevede un microkernel semplice e leggero con un chiaro disaccoppiamento fra applicazioni e servizi per garantire stabilità e sicurezza al sistema. Fra i servizi si annoverano l'accesso al file system, il messaging system, il log degli eventi, la gestione utenti, i controlli di sicurezza, l'interfaccia grafica; vi è poi un compendio di librerie ausiliarie che si occupano di compressione dati, internazionalizzazione dei messaggi delle applicazioni, manipolazione di dati in formato XML e così via.

Per lo sviluppo delle applicazioni grafiche sotto eyeOS è anche disponibile un ambiente visuale integrato in stile Visual Studio. Naturalmente, questo ambiente gira, a sua volta, dentro eyeOS. Una volta sviluppate, le applicazioni devono essere confezionate nel formato eyePackage che ne permette la facile distribuzione nell'ambiente. È così possibile, se lo si desidera, condividere le proprie applicazioni con la comunità di utenti di eyeOS.

iCloud
Rispetto ai servizi di virtual web desktop precedenti, iCloud si distingue per la cura grafica ancora maggiore, con una imitazione del desktop di Vista particolarmente riuscita, che si spinge fino al supporto della semitrasparenza fra le finestre, ai gadget e così via. Come negli altri casi, la registrazione al servizio gratuito è assolutamente banale e immediata. Al primo accesso si viene accolti da un breve ed efficace tutorial in streaming da YouTube, che viene eseguito direttamente da dentro l'ambiente; naturalmente viene riconosciuto ed utilizzato il sistema audio del PC su cui gira il browser da cui si effettua l'accesso.

Fra le prime applicazioni che si notano vi è un pratico messenger compatibile con un proprio circuito di messaggi istantanei fra le varie istanze di iCloud, ma anche capace di allacciarsi alla normale rete MSN Messenger. Il file manager permette di muoversi in modo intuitivo fra le cartelle del virtual desktop ma anche di caricare comodamente uno o più file dal PC.

Comodissima la funzione per condividere una cartella o dei file con altri utenti di iCloud o addirittura con chiunque altro via Internet. Con un paio di clic si stabilisce che cosa debba essere condiviso e con chi, si conferma che la condivisione dei file scelti non viola la normativa sui diritti d'autore e si riceve un link da pubblicare o da comunicare. Aprendo tale link, senza bisogno di avere un account iCloud, chiunque può visitare la cartella o scaricare il file condiviso, in modo estremamente pratico e diretto. Con utenti iCloud si può andare oltre la semplice condivisione di file e condividere addirittura la finestra in cui si sta lavorando.

Sempre in linea con la politica di offrire un ambiente completo di tutti gli strumenti immancabili su un “vero” desktop, iCloud comprende anche un notevole media player capace anche di riprodurre video che per molti versi ci pare più lineare e facile da usare del normale Media Player di Windows. Non manca una completissima galleria di gadget in stile Vista, fra cui l'orologio, calcolatrice, previsioni del tempo, visualizzatore di miniature della propria galleria immagini e molto altro. Numerosi anche i giochi.

Sul fronte produttività appaiono riusciti, per facilità d'uso e velocità di risposta, il semplice word processor, l'applicazione Notes, il Calendario, il Money Manager e il modulo Email.

Presente anche un software di presentation. Carenti le capacità di importazione da/esportazione verso formati standard.

Manca inspiegabilmente una applicazione di foglio elettronico, anche se dovrebbe essere in arrivo a breve.

Manca un web browser interno al desktop: anche se un browser è logicamente a portata di mano visto che l'ambiente deve essere fatto girare in un browser, il fatto di dover uscire dal desktop per aprire un sito web “rompe” l'illusione, fino a quel punto efficace, di trovarsi davvero in un computer virtuale a tutti gli effetti.

Già nella versione gratuita iCloud mette a disposizione diversi GB di spazio di memorizzazione per file e documenti. A pagamento è possibile salire a 100 GB e più, facilmente accessibili fra l'altro anche dal proprio iPhone.

Nonostante l'aspetto curatissimo e l'esecuzione tecnica impeccabile, certe importanti lacune applicative e funzionali in certe aree chiave fanno apparire iCloud perfetto per la condivisione, la messagistica, le semplici annotazioni, l'intrattenimento e l'organizzazione degli impegni, ma meno per la produttività da ufficio classica. Trattandosi di un prodotto ancora in fase evolutiva, la situazione è, però, destinata a cambiare.

Gli sviluppi futuri
All'orizzonte si profilano nuovi arrivi che ravviveranno lo scenario del virtual computing. Fra le proposte virtual desktop/virtual PC, è in arrivo il “peso massimo” Google Chrome OS: un sistema operativo web oriented, fortemente basato su browser (Chrome) in esecuzione su un microkernel Linux. Inizialmente, sarà mirato ai netbook ma è facilmente prevedibile una sua successiva estensione da una parte a dispositivi consumer, dall'altra a computer per uso generico. Se ne cominciano già a vedere delle convincenti beta.

Sul fronte delle applicazioni Web (senza quindi una completa metafora di virtual desktop), accanto al continuo miglioramento di conosciutissime suite come Google Docs o Zoho Docs è importante il prossimo arrivo delle web application di Office 2010.

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